La mezzadria

La conduzione dei terreni a Mezzadria.

Secondo questo tipo di contratto, al quale sottostavano almeno 20 – 25 famiglie del paese, il padrone forniva: la casa in cui il mezzadro veniva ad abitare, la terra, metà delle sementi, l’uso di alcuni attrezzi (pigiatrice, trebbiatrice idraulica), mentre il mezzadro doveva fornire: il lavoro, gli attrezzi, il bestiame e metà delle sementi. Molto spesso, specialmente per i primi tempi, il mezzadro non disponeva di animali o di attrezi e allora questi gli venivano anticipati dal padrone, con l’obbligo di pagarli interamente con il ricavato del raccolto. Altre volte, invece, gli animali continuavano ad essere per metà del padrone e per metà del mezzadro e quindi i soldi di eventuali vendite di vitelli o di altri capi di bestiame, erano divisi a metà, come pure il latte.

Le sementi e i concimi venivano anticipati dal padrone e pagati dal mezzadro al momento del raccolto. La superficie della campagna assegnata ad ogni mezzadro variava da dieci a quattordici ettari: in generale il terreno veniva assegnato in base al numero di componenti della famiglia (le donne in genere non venivano considerate come unità lavorative); per questo motivo spesso la terra data in lavoro era insufficiente ai bisogni meteriali della famiglia. In genere il mezzadro coltivava 7 ettari a granoturco, 3 o 4 ettari a frumento, un ettaro ad avena, 2 ettari ad erba medica, un terzo di ettaro a segala, un terzo di ettaro a vigneto, un terzo di ettaro a barbabietole. Il mezzadro inoltre contribuiva con una quota fissa (sempre in natura) per i prodotti che non venivano divisi a metà, come patate, fave, canapa, fagioli.

Tutti i prodotti della campagna, dopo il raccolto, venivano trasportati sull’aia o nel magazzino padronale. Qui venivano lavorati dalla famiglia del mezzadro e poi divisi. Il momento della divisione e della somma dei conti era quasi sempre svantaggioso per il mezzadro: qualche volta gli veniva assegnata la parte peggiore del prodotto, o comunque, una buona parte era trattenuta dal padrone per pagare le spese anticipate o per saldare debiti contratti precedentemente. Nessuno sapeva leggere e scrivere e queste scorrettezze, sia da parte del padrone, sia da parte dei suoi agenti, restavano impunite.

“. Qualche anno non ci rimaneva abbastanza roba da mangiare e allora bisognava andare dal padrone a chiedere qualche sacco di granoturco. Lui ci dava la roba più brutta e ammuffita. Poi tutto questo veniva messo in conto e dovevamo pagare il debito al raccolto. Avevamo sempre debiti da pagare e così non ci restava mai niente. Quando c’era qualche festa bisognava portare al padrone il pollo, l’anatra, il cesto dell’uva più bella. Quando s’ammazzava il maiale bisognava donargli qualche salame.”

Commenti chiusi