Il Poema di Torre Viscosa

IL POEMA DI TORRE VISCOSA
PAROLE IN LIBERTÀ FUTURISTE

F.T. Marinetti (*)

“Foste graziose troppo graziose canne degli immensi canneti di Porto Buso ognuna molla tremante sotto il peso d’una rondine tanto graziose da meritare esigere un’improvvisa tempesta d’acciaio mortale
Vi rivedo in sogno quando arde il pallore febbrile della sera o voi eserciti d’infronzoliti gendarmi verdi a pennacchio sollevare un attimo il petto della pianura e spegnervi
Ma continuare continuerebbero senza fine continuino continuino le vostre gare di saluti inchini moine cerimoniose e le svenevoli leggiadrie di donne molto bruciavano si svestono con pudori e levigate spudoratezze di brilli queste soavi canne d’amore
Tutte convengono che bisogna occorre si deve si può ne parlano i passeri fra sterco d’oro e freschissime prime stelle occorre addolcire ogni contatto terrestre a quella nuvola bianca orlata d’istinto divino si adagia molleggia placa il suo candore acceso tenta ovattare imbavagliare
Allora intrecciandovi elasticamente è usanza del canneto mutarsi in perfetto giaciglio offerto a le ambiziose alte tenaci fatiche dell’eterno Cielo in cammino
Presto distribuire stemperare gigli e profumi di camelia caprifoglio gelsomini e tuberose
Ma come definirvi troppo simultanei canneti in marcia e pur fermi lungo lagune e mare vi aspettano e vanno anch’essi squisiti crepuscoli del cuore e della carne in delizia
Ora vi ascolto vasti organi di canne inebriate di musica poiché la punta d’argento tremulo d’uno scarpino di stella nell’acqua preme il vostro profondo pedale di vento
Generatori dell’autunno questo chimico belletto restauro dei paesaggi non sognate ormai più che sottomissioni davanti ai nobili passi di un uragano fiero delle sue spavalde laceranti fluidità e del suo ribollente modificarsi
Fermi fermi per il Domani della Terra e finitela di cercare ovunque calvari e inginocchiatoi
Sono stanco delle vostre gementi processioni e vi vorrei stringere con braccia orchestrali tutti voi flauti vagolanti in cerca di bocche stemperate dal piacere nella brezza o smarrite note a saliscendi sulle infantili scale dei nervi
Così potreste armonizzarvi in do minore e verdolino tenero lilla e viola senza speranza ideale rifugio dei bisbiglianti corpi in lussuria contenti d’esser nudi o quasi premuti insieme dall’ansia di godere
Cessate di piangere ve lo ripeto se non volete si schianti sulle vostre volubili schiene la più tagliente catastrofe di metalli feroci
Ma già dilaga fino agli orli estremi del mondo sensibile la perfezione di un’orchestra con a destra gli acuti purissimi delle montagne a sinistra i bassi marcati delle valli e al centro l’andante patetico dei fiumi
Sensualissimi canneti con arpe flessuose e doloranti violini preferite accogliere nella notturna sinfonia snelle vergini aderenti piegarsi e sospirare piegarsi e sospirare profumanti melodie che rallentando invocano l’aereo divano dell’accordo finale
Baciucchiarvi insistere rifiutarsi riprendere e gemere gemere
E’ l’antica legge dello sconsolato amore e del disperante delirio struggersi d’entrare nel goloso Infinito
Per voi canneti di intricato liquido e tortuoso peccare lo stellato è una lagrimante indulgenza caritatevole
Diabolici sciami di insetti ubbriachi s’imbrogliano nel consigliare minute selvaggerie e pruriti scottanti a tu per tu con l’erba i peli l’acqua che lampeggia e gli odori vanigliati incerti se pungere o vellicar le nari
Da tempo rimorso o minaccia qualcosa vi tormenta sconfinati canneti di Porto Buso
Da una insidiosa rosea stella cadde brutalmente una voce buia per maledirvi o pugnalarvi di elogi strambi indecifrabile parlantina di ombre sterpi rami e tonfi di ranocchi
E all’alba mani terrose di contadine strappare strappare spietatamente intorno ad ognuna di voi bella canna spensierata l’erba distratta e fedele
Ma non basta
Col torrido puzzo del letame della potassa vi sdraiano canne perché ad ogni costo con barbe e gemme siate costrette a riprodurvi servilmente fuori dal sacro affetto errante senza scopo per voi che siete maestre dell’ideale senza scopo
Certo siete condannate ad espiare e di ciò chiacchera chiacchera chiaccherare e gongola gongolava ieri il ruscelletto d’agata e smeriglio mentre portava libellule e mosconi smeraldini alla coagulazione dolciastra della laguna
Sulla strada a tre metri dal furibondo e catarroso cofano d’una rilucente automobile guizzò in cielo un triangolo di fiamma che si congiunse con la raggiante elica d’un aeroplano lungo dooo vooo sooo e con le 7 stelle dell’orsa minore ecco nel cielo verde blu viola nero il friggente semivisibile corpo smisurato della nuova dea Geometria
Stravincenti spigoli laceratori di brume nuvole presto presto concretizzare la sua vivacità che prende sempre sempre più la forma di una triangolata e sferica città nascente rossa fra gli incalcolabili suoi strascichi di canneti verdissimi
A che vale tanto mormorare singhiozzare e spargere dovunque le vostre paurosissime paure d’aver paura e ancora tremare spiralicamente tentando di sradicarvi dal letame
Giungere é giunta ormai già sopra di voi prepotente la vostra nemica implacabile dea Geometria spaventante e torturatrice
Dicono i vostri contadini che la dea neonata è muscolarmente più ampia dei vostri orizzonti minaccia vuole esige s’imporrà vi schiaccia
Per rapiiiiiirvi tutti e schiantarvi con attanaglianti baci ognuna
Questo brontolar d’uragano è la dea Geometria che arrota le sue immense dentiere
Ieri notte avvenne quel che avvenne sarebbe meglio tacere certi fattacci rurali d’amore e delitto vendetta e gelosia bisognerebbe affogarli nel silenzio assoluto che precede la prima furtiva ansia dell’alba
Ma ormai tutti i ruscelli ciangottano d’un disperato complotto che voi canneti tramaste per avvilire macchine trattori idrovore e anche sfasciare con sataniche miscele di tenerezza la minacciante Geometria
Bruscamente fra le liquide tiritere litanie d’acque e piante fruscianti s’udì piangere una gola umana
Un aeropoeta futurista appena sceso dal cielo sazio di spazio e avvelenato da troppi rombi e distanze bevute singhiozzava
Ciò avveniva nel punto più torbido di passioni vegetali che divide il canneto dell’Autarchia dal nuovo porto Orgoglio Italiano
Intorno si gonfiava il voluttuoso milione di canne ognuna folle di sentirsi non abbastanza nuda serica levigata e di diventare al più presto agile donna vestita di carne calda con possibilità di tattilismi odorosi respirante profumo d’ogni segreto cespuglio
Per consolare l’aeropoeta e convincerlo e convertirlo e ucciderlo di baci sfondando se occorre le sue spalle virili mille effluvii vellicamenti minuziose musichette d’insetti danzare danzare
L’ aeropoeta futurista implorava
Che feci mai d’assurdo nell’abbandonare il cielo e la tagliente velocità aerea
Non comprendo dea Geometria la crudeltà della tua chimica e i delitti della tua meccanica
TRALLALLERA TRALLALLÀ tante donne sul cuore e sul capo sugli occhi sulle labbra è tragico il destino di colui che naufragò in un autentico oceano di carezze
Certo il Divino è in voi canne affettuose in te burbanzosa dea
La Geometria con scatarramenti di gas compressi trascina via il bagaglio miliardario di pendagli d’acque splendide della fastosa Luna
Corre da nuvola a nuvola a rinforzo dei canneti mentre tu Sole sopra i tuoi proiettori spaccati malfrustarono di bianco la notte innalzi innalzi il tuo vero proiettore Sole
Il Sole al lavoro
Dosare le acque col tiralinee del suo più addestrato raggio
Guidare le acque per rettangoli di canali e scoline
Così inquadrare di liquido nichelio le canne dei canneti
Reggimenti smeraldini
Fuor dei ranghi sgusciare da specchio a specchio l’ultima discinta amante notturna
– Perchèèè perchèèè perchèèè nooo nooo nooo ormai tutti ci imprigionano e ci legano duro con dura disciplina implacabile
Rossi parallelopipedi occhiuti di bianco vomitare operai ferruginosi coi loro carri di letame potassa vaporanti un nuovo destino del sangue dei canneti
Potenza di Geometria nell’allineare raggi – ordini
– Denti denti denti lucentissimi e aguzzi e solfuri per la triturazione e la digestione nelle mie tre enormi pance o ribollitori diametro 20 metri ognuno con corazza bullonata simile a quella delle giranti batterie alpine e iposolfito
Strillano i canneti
– Maledetta parola accidenti all’utilità al guadagno al calcolo di cifre Oh ridateci la delizia dell’Assurdo del Vuoto dell’Astratto andare a vanvera alla meglio senza meta d’agonia in agonia frenata dall’apparente morte che non muore
Tutto è deciso nulla salvò nè avrebbe mai salvato gli eroici canneti devoti al languore
A tutta forza frustati da taglientissimi raggi solari bruciavano cuocevano
Poi semicarbonizzati o stracotti ma vivi vengono ammanettati come studentesse rivoluzionarie
Sono femmine s’aggrappano si stringono a fasci compatti ma violenti contadini dispettosi o rurali rinnegati ormai nemici d’ogni vegetalità e d’ ogni foglia al vento le hanno afferrate le afferrano e sulle spalle ondulanti grovigli indomabili gambe stizzose portarle sulla schiena a 100 200
Eccole infornate costrette sul sistematico andare senza fine andare del trasportatore a nastro di gomma funereo
Ingoiamento e digrignare delle tagliere tronfio masticare metallico
Fiato fiato fiato e tutto s’innalza in un immenso fiato nelle bocche prone degli alti silos
Poi giù trituratissima miscela stridulante d’agonie giù nei bollitori rossi ostentati ventri d’acciaio nella trasparente cattedralica torre
Colori odori rumori di insolenza guerriera
Ma ironicamente la dea Geometria per sollazzare i vinti canneti diluire purificare addensare sbiancare a galla nell’acqua nell’ipoclorito
Nell’alta notte imperiale la parola DUX splendere adamantina fra i proiettori che spaventano di bianco il tendaggio di pioppi sull’Aussa antico confine
Alcune gocce di luce operai gesticolanti nel lucente taglio vetrato della scure nella torre in forma di fascio
I canneti non sono più dei sostegni per le viti bollire o scorrere da vasca a vasca ceramica metamorfosati
Refrattarie a tutta prova per tutti i carboni nazionali lavorano le caldaie
Sembra un’immensa rotativa la grande stiratrice metallica del foglio continuo di cellulosa
Rinverginarsi d’assoluto niveo nell’ipoclorito
Essiccarsi nell’aria calda
Salone della depurazione e dei lenti addensamenti
Andare galleggiando
Divorare continuo di canneti della nascente città di Torre Viscosa o dea Geometria
Bisolfito di calcio
Piscine d’operai bambini d’operai campi di calcio e bocce
Viali Vittorio Veneto e Arnaldo Mussolini
Teatri e refettori per migliaia d’operai
Alto bosco di platani ed ippocastani per un popolo di biciclette
In alto viaggiare viaggiare senza fine la nuova costellazione le cui stelle formano la parola AUTARCHIA

(*) Marinetti Filippo Tommaso – nato ad Alessandria d’Egitto nel 1876 e morto a Bellagio il 2 dicembre 1944

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